Mario Venuti

Mario VenutiI destini di alcuni di noi paiono segnati sin dalla nascita. Quando Mario Venuti, con la sua band di allora, i Denovo, mette piede per la prima volta nel mercato discografico è il 1984 e lui è un ragazzino appena ventunenne. Tutto deve ancora accadere, eppure tutto è già successo. Venuti è nato il 28 Ottobre del 1963, a Siracusa, ma ha vissuto anche a Messina, a Palermo e, ovviamente, a Catania, che è tuttora la sua città. Da bambino scopre i dischi dei Beatles: li trova in casa e poi li ascolta in radio, in tv ed è una specie di folgorazione. Non solo per la band di Liverpool, soprattutto per la musica, come per l’arte in genere. Così, finite le scuole medie, si iscrive all’Istituto d’Arte.

Non si accontenta di ascoltare. Inizia a studiare e suonare il pianoforte, poi tocca a chitarre, sassofono e flauto traverso. A 17 anni ha già scritto le sue prime canzoni. Agli inizi degli anni 80 c’è un fermento di cose nuove che attraversa la musica e l’Italia. Una “nuova ondata” di artisti raccoglie e rilancia l’eccitazione di quei giorni. Mario è a Catania, dove incontra tre giovani musicisti con cui forma i Denovo. Lui suona la chitarra, canta (alternandosi a Luca Madonia) e scrive. Nel 1982 partecipano al Festival Rock Italiano di Bologna: arrivano secondi, dietro ai Litfiba. Le cantine e i garage si riempiono di amplificatori, microfoni e chitarre, ragazzi che provano e ci provano.

È il nuovo rock italiano. Otto anni di onorata carriera per la band catanese che mescola leggerezza e intelligenza, pop britannico e aromi mediterranei,  sfornando canzoni quali Niente insetti su Wilma o Se tengo il passo e cinque album che proclamano i Denovo culto del pop italiano. Su spingono fino al palcoscenico di Sanremo, con Sanremo Rock, la prima volta. Il Teatro Ariston, per la seconda. Si scioglieranno nel 1990, ma il tempo non ne spegnerà mai il culto. Siamo ai primi anni 90. Mario Venuti scrive sempre canzoni. È curioso, pieno di stimoli musicali e culturali, ha bisogno di arricchirsi, come uomo e come musicista.

Viaggia e arriva sino in Brasile, dove gusta e annusa l’aria e i colori della terra del samba e della bossanova. Caetano Veloso diventa un’altra sua personalissima icona. Ritroviamo la sintesi di questo nuovo percorso nel suo primo disco da solista, Un po’ di febbre (1994). Un disco, eclettico e originale, in cui Mario offre una prova di grande maturità e canzoni di alto livello, in cui il pop si riempie di fragranze e suggestioni brasiliane. I testi si mescolano alla musica, diventando suono essi stessi, creando un risultato avvolgente e magico. Il singolo Fortuna si rivela una vera e propria hit radiofonica, tanto convincente da fruttare persino una cover in portoghese dei Brazilian Love Affairs, entrata in classifica anche in Italia.

Di Mario si accorgono in molti, anche quando collabora all’album d’esordio di una giovane artista catanese, Carmen Consoli e il disco è Due parole: lui co-firma Amore di plastica, presentato a Sanremo Giovani nel 1996. In quell’anno, esce anche il suo secondo album da solista, Microclima. Dieci episodi di pop evoluto in un particolarissimo mix di elementi diversi, inconfondibilmente marchiati dalla sua penna e dalla sua voce. Già il titolo esprime tutto il mondo di Mario Venuti, autore di una musica che trova le proprie radici in paesaggi sonori tanto diversi quanto affascinanti. Il Mediterraneo si mischia ai Tropici e il pop inglese compie escursioni nella tradizione afro-brasiliana. È un lavoro che conosce ancora le suggestioni world del precedente ma le presenta come sottili venature. Sempre nel 1996, a pochi mesi di distanza dall’uscita di Microclima, riceve il Premio Max Generation, in occasione della manifestazione Milano Vende Musica.

Nel 1997 partecipa a Sanremo Giovani con un brano di grande intensità e immediatezza, Il più bravo del reame, preludio a un nuovo album che sposa insieme passato e presente della sua produzione, accostando alcuni classici dei Denovo ai principali momenti artistici della sua carriera solista: intitolato Mai Come Ieri (Giugno’98), frutta a Mario un nuovo grande successo con il brano omonimo, cantato in coppia con Carmen Consoli. A Gennaio del 2003 viene pubblicato Grandimprese. Dieci canzoni, anticipate dal singolo Veramente, tra cui spicca anche una cover di Monnalisa di Ivan Graziani. La popolarità di Mario esplode attraverso la radio e le televisioni che trasmettono, senza sosta Veramente e il relativo videoclip. Nei dischi di Mario domina spesso quella “leggerezza pensosa” di cui scriveva Italo Calvino: non è banalità, ma la capacità di restituire la semplicità e l’esattezza delle cose. Grandimprese segna un ritorno più marcato alle chitarre, a un suono più rock e immediato.

A Marzo 2004, Mario sale sul palco di Sanremo per la 54° edizione del Festival della Canzone  Italiana. La sua Crudele vince due premi importanti e prestigiosi: il Premio Mia Martini/Premio della Critica e il Premio Radio e TV Private. Crudele è una piccola gemma, che racconta il risvolto masochistico spesso esistente nei sentimenti, e frutta una seconda vita al già lusinghiero Grandimprese che, viene ripubblicato arricchito da tre inediti (Canzone stupida, Nella fattispecie, Per causa d’amor) Il pubblico, critica e colleghi gli regalano elogi e apprezzamenti sinceri e continui.  Scrive per Raf, come per Sirya e la sua Echi d’infinito vincerà Sanremo 2005, nella sezione donne, cantata da Antonella Ruggiero. Nel 2005 suona a Roma, il 1 Maggio, dove canta

La guerra di Piero di De André insieme alla PFM. È inoltre fra i protagonisti del tributo all’artista genovese a Cagliari e del progetto Stazioni Lunari. Intanto, comincia a incidere il nuovo album. A luglio debutta al Teatro Greco di Taormina nel musical Datemi tre caravelle – con Alessandro Preziosi e Nicky Nicolai. Il 3 marzo, per Universal, esce Magneti. È un po’ la chiusura di un cerchio, musicale e lirico: l’inquietudine di chi vuol vivere senza lasciarsi sfuggire alcuna possibilità, da un lato, e la consapevolezza che i rimorsi sono da preferire ai rimpianti. È il decimo lavoro della sua carriera; il quinto da solista, dopo i cinque realizzati con i Denovo.

Qualcosa brucia ancora, il primo singolo, è una canzone scritta d’istinto, dove la coscienza del proprio star bene non impedisce che qualcosa, appunto, bruci ancora. Con Arancia Sonora, la band che lo accompagna da parecchi anni e che ha coprodotto il cd, porta alla 56° edizione del Festival di Sanremo il brano Un altro posto nel mondo. Vince il premio Lunezia, la nomination ai Nastri d’Argento come brano inedito colonna sonora del film Agente Matrimoniale prodotto da Eleonora Giorgi. Segue una tournée di un anno, prima con Arancia Sonora e poi il “Sulu Tour” che tocca tutte le città più importanti d’Italia, e anche i piccoli centri. Alla fine del 2007 cominciano i lavori per le nuove canzoni, con la consueta collaborazione di Kaballà ai testi. Tre di queste trovano posto nell’antologia L’officina del fantastico, uscita nel marzo 2008: fra questi Ferro e fuoco, presentata alla 58° edizione del Festival di Sanremo.

 

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